La metamorfosi del pioppo*: Le Eliadi**

*pioppo, s.m. [lat. pop. *plōppus, per il class. pōpŭlus]. – Nome comune degli alberi del genere Populus, della famiglia salicacee, che comprende una trentina di specie caducifoglie, delle regioni temperate dell’emisfero settentr., con numerosi ibridi naturali: hanno foglie alterne con spiccato dimorfismo a seconda dei rami su cui si trovano, fiori riuniti in amenti e a sessi distinti su individui diversi; i frutti sono piccole capsule con molti semi minuti, provvisti di un ciuffo di peli cotonosi alla base.

 

**Elíadi = le figlie del sole che, piangendo al morte de fratello Fetonte si trasformano in pioppi (le loro lacrime, in ambra).

 

Fig. 1. Fetonte e le Eliadi (2015) - S. Albieri

Fig. 1. Fetonte e le Eliadi (2015) – S. Albieri

 

Tra le innumerevoli metamorfosi che si incontrano nella mitologia classica, c’è la storia delle Elíadi, le sorelle pie “sterminatamente piangenti”, mutate in pioppi per la perdita rovinosa dell’amato fratello Fetonte. Si narra infatti che Fetonte, a prova della sua discendenza divina, chiese al padre Helios di guidare il meraviglioso carro dono di Vulcano, con il quale egli percorreva ogni giorno la volta celeste illuminando la Terra. Avendone perso il controllo, il giovane inesperto provocò disastri in ogni luogo: bruciò il cielo lasciando la Via Lattea come traccia del suo passaggio, fece ardere le foreste e prosciugò fiumi e laghi. Di fronte a tanto scempio, Zeus, padre degli dei, per punirlo del suo gesto sconsiderato, intervenne scagliando un fulmine contro di lui. Il suo corpo, privo di vita, finisce lontano dalla patria, in un’altra parte del mondo, nell’ “immenso Erìdano” (l’antico nome greco del fiume Po), che con le sue acque ne deterse “il viso fumante”. Le ninfe seppellirono il suo corpo incenerito, lasciando su una lapide i seguenti versi:

 

Hic situs Phaëthon, currus auriga paterni, | quem si non tenuit, magnis tamen excidit ausis.
Qui giace Fetonte, auriga del cocchio di suo padre; | Non seppe guidarlo e cadde, ma fu impresa gloriosa.
Ovidio, Metamorfosi, II 327-328

 

La madre Climene vagò a lungo prima di trovare il suo sepolcro e le Elíadi, sue sorelle, ne piansero la scomparsa notte e giorno fino alla metamorfosi in pioppi:

 

[…] esse si stavano abbandonando al pianto. Quand’ecco che Faetusa, la sorella più grande, voleva prostrarsi a terra, ma si lamentò che i piedi le si erano irrigiditi; la candida Lampezie cercò di andare verso di lei, ma fu trattenuta da un’improvvisa radice; ed Egle che intendeva stracciarsi con le mani i capelli, strappò delle frasche. Una si lamenta che un ceppo le sta serrando le gambe, l’altra che le braccia diventino lunghi rami. E mentre si meravigliano, una corteccia circonda l’inguine e gradatamente fascia il ventre, poi il petto, poi le spalle, poi le mani, e rimangono scoperte soltanto le bocche che invocano la madre.

 

Fig. 2. Offspring of Helios (1982) C. M.  Mariani

Fig. 2. Offspring of Helios (1982) C. M. Mariani
© Carlo Maria Mariani/VAGA, New York and DACS, London 2020

 

E che altro può fare la madre, se non correre di qua e di là, in tumulto e smarrita, dispensando baci finché ancora non è possibile? Cerca anche di strappar fuori i corpi delle figlie dai tronchi, e con le mani spezza rami teneri, ma le cortecce si chiudono nelle loro ultime parole di lamento. E al posto di lacrime, stilla ambra che si indurisce al sole e finisce nel fiume lucente.

 

Lo stormire delle fronde dei pioppi ad ogni alito di vento aveva dunque colpito la fantasia dei Greci che avevano legato quest’albero al mito di Fetonte e alla trasformazione delle sorelle Elíadi rattristate dalla morte del fratello.

 

Fig. 3. Heliades. Paris, Arsenal Ms 5069, fol. 13

Fig. 3. Heliades. Paris, Arsenal Ms 5069, fol. 13 https://archivesetmanuscrits.bnf.fr/ark:/12148/cc85281w