Alberi che assorbono lo smog e purificano i terreni inquinati

Oltre a contrastare l’effetto “isola di calore”, la presenza degli alberi nelle città può esercitare azioni benefiche anche sulla qualità dell’aria e sulla contaminazione del terreno.
Per quanto riguarda il primo aspetto, la capacità di assorbire lo smog, uno studio del CNR di Bologna in collaborazione con il progetto europeo Life+ ha permesso di evidenziare le specie di alberi più idonee all’accumulo di CO2 e dunque più indicate per la piantumazione in aree densamente abitate, e le specie invece da evitare perché inclini ad aumentare le concentrazioni di ozono atmosferico tramite la formazione di composti volatili organici nocivi (sostanze odorose percepite da uomini e animali). Lo studio ha permesso di stilare una lista di riferimento per le amministrazioni pubbliche e i cittadini in cui compaiono, tra gli esemplari arborei più efficienti nell’immagazzinamento di inquinanti atmosferici, il bagolaro, l’olmo, il tiglio, il cerro e il frassino, tutte specie di grandi dimensioni e a rapido accrescimento.
Gli alberi possono però anche contribuire all’assorbimento di metalli pesanti, elementi radioattivi e composti organici tossici, considerati tra le principali cause dell’inquinamento dei suoli e delle acque, con rischi di accumulo anche lungo la catena alimentare. Tecnologie di fitorimedio (basate sull’impiego di specie perlopiù erbacee) o dendrorimedio (basate sull’uso di specie arboree), messe a punto dall’Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale del CNR anche sulla base di esperienze condotte negli Stati Uniti, consentono di utilizzare le piante per accumulare diversi contaminanti cloro-organici del suolo sfruttando le interazioni tra le specie vegetali introdotte e i microrganismi della rizosfera (la porzione di suolo intorno alle radici). Una strategia che consente la bonifica di aree industriali dismesse, discariche o altre zone urbane degradate dal punto di vista ambientale a costi inferiori rispetto ad altre tecnologie. Di norma si utilizzano specie selezionate ad hoc, con impianti ad alta densità e a turno breve, che favoriscono uno sviluppo delle radici nel suolo tale da creare una vasta superficie assorbente. Attorno a quest’ultima si crea così un microhabitat favorevole alla crescita di microrganismi coinvolti nella decomposizione dei contaminanti (rizodegradazione). Altri processi possono avvenire all’interno delle piante stesse, in grado di assorbire e trasformare i composti organici tossici (fotodegradazione), di accumularli per traslocarli nelle radici o nelle parti aeree (fitoestrazione) o ancora di metabolizzarli ed espellerli attraverso la traspirazione (fitovolatilizzazione).
Una banca dati disponibile online (www.iret.cnr.it/it/fitoportale) offre una panoramica delle specie di flora italica attualmente in uso a questi scopi e dei contaminanti individuati con maggior frequenza nel nostro paese. La ricerca scientifica è oggi impegnata nell’individuazione delle specie vegetali più idonee dal punto di vista delle caratteristiche genetiche, metaboliche, morfologiche e fisiologiche all’estrazione e degradazione rapida delle sostanze tossiche più diffuse. Alcune specie di pioppo (Populus spp.) e di salice (Salix spp.) sono state già proposte come candidate, grazie alla loro grande capacità di adattamento e accrescimento in suoli poveri, la rapida crescita, la gestione semplice e sostenibile degli impianti e la produzione di quantità elevate di biomassa legnosa. Quest’ultima può essere poi utilizzata come fonte rinnovabile per la termoconversione o la produzione combinata di energia termica ed elettrica.
Principali risorse bibliografiche consultate:
C. Calfapietra, A. Barbati, L. Perugini, G. Guidolotti, P. Corona. 2015. Carbon stocks of forests and tree plantations in Italy: potential carbon sequestration and perspectives post-2020. Ecosystem Health and Sustainability, 1(8): 25.
L. Giordano, A. Giorcelli, P.M. Chiarabaglio, G.G. Lione, M.L. Gullino. 2018. Assessing the effects of different heavy metals on the development of poplar and willow clones: perspectives for dendroremediation. In: Atti del XXIV Convegno Nazionale della Società Italiana di Patologia Vegetale (SIPaV) Università Politecnica delle Marche, Ancona 5-7 Settembre 2018.
A. Massacci, V. Ancona, A. Barra Caracciolo, P. Grenni, V.F. Uricchio. 2014. Fitorimedio bioassistito. In: C. Massarelli, V.F. Uricchio, E. Brugnoli, G. Zurlini, Le innovazioni tecnologiche nel settore della caratterizzazione e bonifica dei siti contaminati, Cacucci Editore, Bari, pp. 21-34.
G. Matteucci e G. Scarascia-Mugnozza. 2007. Ecosistemi forestali e mitigazione dei cambiamenti ambientali: sequestro di carbonio in foreste italiane. In Clima e cambiamenti climatici. Le attività di ricerca del CNR, pp. 709-712.
United States Department of Agriculture (USDA), Natural Resources Conservation Service (NRCS). 2000. Heavy Metal Soil Contamination. Soil Quality – Urban Technical Note No. 3.
https://www.nrcs.usda.gov/Internet/FSE_DOCUMENTS/nrcs142p2_053279.pdf